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Torna alla home page... Data Odierna: 23 Novembre 2017   
IL VALORE ECONOMICO DELL’AMBIENTE E DELLA SUA CONSERVAZIONE

di Ilaria Moratello
Articolo vincitore del concorso "Scrivi un articolo tratto dalla tua tesi"
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Titolo della tesi: “Il valore economico dell’ambiente e della sua conservazione”
Materia: Scienza delle finanze
Relatore: Prof. Paolo Pertile
Tipo di laurea: Laurea Triennale in Economia e Commercio
Data di laurea: 08/04/2016
Votazione finale: 110/110 e lode
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Stretto di Prince William (Alaska), h.00:04. La petroliera Exxon Valdez si avvicina pericolosamente ad un gruppo di rocce sommerse, urtandole. Come conseguenza della collisione, circa 42 milioni di litri di petrolio vengono sversati in mare, inquinando 1900 km di costa. Era il 24 marzo 1989.
In occasione di tale incidente alcuni studiosi, tra cui R. Carson, R. Mitchell e altri, condussero una ricerca attraverso la somministrazione di un sondaggio funzionale alla definizione dell’ammontare complessivo del danno in vista del processo intentato contro Exxon Mobil dallo Stato dell’Alaska.
Il successo dello studio fu tale da rendere il metodo applicato, detto di Valutazione Contingente, uno dei più affidabili per la valutazione dei danni all’ambiente e della perdita dei suoi valori non d’uso.
Di fatto la tematica della valutazione dei beni non scambiati sul mercato, in particolar modo i beni ambientali, suscita da sempre grande interesse e perplessità. Fu infatti a partire dal progressivo affermarsi della consapevolezza che il sistema economico, per funzionare, necessita del sostegno di sistemi ecologici che i termini “economia” e “ambiente” cominciarono a formare un binomio indissolubile. L’idea di fondo è che la nostra economia reale, quella cioè in cui viviamo, non sia chiusa ma anzi intrattenga con l’ambiente ad essa circostante una serie di relazioni che le permettono di sostenersi e ampliarsi ulteriormente. Da ciò ne deriva che lo stato (di salute potremmo dire) dell’ambiente dovrebbe essere un concetto caro non solo agli ambientalisti ma anche e soprattutto agli economisti, considerato che non c’è economia senza ambiente, mentre non è vero il contrario.
Nessuna analisi tuttavia ha mai dimostrato se un determinato sistema economico sia compatibile con l’ambiente naturale a cui fa riferimento. Ciò significa che qualunque regime economico, se non adeguatamente regolato, corre il rischio di sfruttare in maniera eccessiva le risorse ambientali e ciò accade essenzialmente a causa delle loro peculiari caratteristiche, che le differenziano dalle merci solitamente negoziate sul mercato. Un bene ambientale infatti può assumere i tratti di un bene pubblico o di un bene comune; nel primo caso il bene è non rivale, ovvero il consumo di esso da parte di un individuo non comporta una riduzione della quantità a disposizione di altri, e non escludibile, nel senso che non è tecnicamente o economicamente possibile escludere individui dalla fruizione dello stesso. Nel caso del bene comune si ha solo la proprietà della non escludibilità.
In entrambe le fattispecie il bene ambientale risulta esterno alle leggi di mercato, non viene domandato od offerto, e perciò quasi mai ha un valore o un prezzo. Ciò comporta molto di frequente uno sfruttamento eccessivo della risorsa, unitamente alla produzione di esternalità.
Per far fronte a questi fallimenti di mercato i tecnici hanno proposto soluzioni di internalizzazione dei costi ambientali; ma a questo punto sorge un problema: come internalizzare i costi ambientali senza aver prima attribuito un valore economico ai beni ambientali? E’ qui che entra in gioco il procedimento di valutazione. Valutare l’ambiente è indispensabile tanto per disporre di una base informativa utile a elaborare interventi di politica economica quanto per misurare efficienza ed efficacia di quelli già posti in essere.
Quando si parla di valore dell’ambiente bisogna innanzitutto fare una precisazione: i beni ambientali vantano infatti due componenti, una oggettiva e una soggettiva. L’aspetto oggettivo è legato ad una prospettiva “sistemica”, che considera l’ambiente in quanto tale, come elemento indipendente dall’uomo. Secondo questa visione i beni ambientali hanno dunque un valore “primario” che precede quello ad essi attribuito dagli individui e che perciò risulta impossibile da stimare. Al contrario, il fattore soggettivo deriva da un processo tipicamente umano di valorizzazione dei beni sulla base della loro attitudine a soddisfare le esigenze dei consumatori. Chiamiamo Valore Economico Totale (VET) tale valore “secondario”, che risulta commensurabile a differenza di quello precedente. Il paradigma del VET si basa sull’idea di distinguere i benefici che scaturiscono da una risorsa naturale in due diverse categorie, ovvero in valori d’uso e valori non d’uso, a seconda che si riferiscano ad un’utilizzazione effettiva del bene naturale o meno. I valori non d’uso, in particolar modo, manifestano una nuova sensibilità dell’uomo verso le specie non umane e i loro diritti (anche se non sempre semplici da stimare).
Nel momento in cui si effettua una valutazione dell’ambiente, non ci si riferisce quindi mai al patrimonio ambientale in sé considerato, quanto piuttosto alle preferenze degli individui circa la conservazione e la salvaguardia dello stesso. Esistono diverse metodologie che permettono di derivare tali preferenze o, per meglio dire, la Disponibilità a Pagare (DAP) di ciascun soggetto, e possono essere suddivise in metodi delle preferenze espresse (come la Valutazione Contingente) e delle preferenze rivelate (come il Costo di viaggio e i Prezzi Edonici); la differenza sta nel fatto che i primi ricavano le preferenze dei consumatori attraverso questionari o esperimenti di laboratorio mentre i secondi tramite l’osservazione del loro comportamento sul mercato.
L’approccio generale della Valutazione Contingente è il seguente: innanzitutto è necessario identificare un campione di individui all’interno della popolazione in oggetto; a queste persone selezionate vengono poi rivolte domande relative alla loro valutazione di alcuni tipi di beni; a partire dalle risposte date i ricercatori stimano la DAP dei partecipanti al sondaggio e poi la ricavano per l’intera popolazione. La domanda tipica di un sondaggio di VC è solitamente formulata in questi termini: “qual è la cifra massima che saresti disposto a pagare (in termini di maggiori imposte, ad esempio) per garantire che la riserva naturale di X rimanga interdetta allo sviluppo industriale?”. Molte tipologie di beni, tra cui la qualità dell’acqua in siti ricreativi, gli stadi sportivi o lo svago all’aria aperta sono stati valutati per mezzo di sondaggi di questo tipo. La prima storica applicazione della VC si ebbe in occasione del caso Exxon Valdez, nominato all’inizio di questo articolo.
Il metodo del Costo di Viaggio nasce invece da un’intuizione di Harold Hotelling: questi sostenne per primo che fosse possibile giungere ad una stima attendibile dell’utilità connessa ai luoghi ricreativi utilizzando le informazioni circa le spese di viaggio sostenute dai singoli visitatori; queste ultime erano viste infatti come una valida approssimazione della DAP dei vari soggetti per usufruire del sito in questione.
Esiste, infine, il modello dei Prezzi Edonici, il cui impiego di gran lunga più diffuso riguarda il mercato immobiliare. Sappiamo che i prezzi delle abitazioni sono influenzati da numerosi fattori: numero di stanze, presenza del giardino, prossimità al centro…uno dei fattori più importanti è sicuramente la qualità ambientale che, a seconda del suo livello, farà crescere o diminuire il valore dell’abitazione stessa. La tecnica dei Prezzi Edonici consta di due fasi: nella prima si stima la relazione esistente tra il prezzo del bene e tutte le caratteristiche che ne influenzano il valore, derivando così l’effetto marginale di ciascun attributo sul valore del bene; nella seconda invece si stima la DAP per quel determinato attributo (ad esempio una migliore vista panoramica).
Questi metodi, sviluppati perlopiù sul suolo americano, sono in grado di fornire un apprezzabile punto di partenza nel procedimento di valutazione delle risorse ambientali, pur non essendo ovviamente privi di imperfezioni. Molta è la strada ancora da fare.