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Torna alla home page... Data Odierna: 25 Ottobre 2020   
RENDIMENTI DEGLI INCENTIVI FISCALI ALLA RICERCA&SVILUPPO - ANALISI DEI BREVETTI TRA PAESI

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Carlo Sargenti
Laurea Magistrale in Economics
Valutazione: 110/110 e Lode
Relatore: Prof. Alessandro Bucciol
Data di Laurea: 03/12/2019
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Da un punto di vista globale, la spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. Basti pensare che nel periodo che va dal 2000 al 2010 la spesa globale in R&S è cresciuta mediamente del 7% l’anno, mentre nel successivo periodo 2010-2015 il tasso di crescita medio annuo si è assestato al 6,3% (la leggera contrazione del tasso di crescita è dovuta principalmente agli effetti della crisi finanziaria). Gli Stati Uniti sono il Paese più “performante” in termini di spesa in R&S, ma negli ultimi anni i Paesi che hanno mostrato la crescita più virtuosa sono sicuramente Cina e Corea del Sud.

La spesa totale di ciascun Paese in R&S è data dalla somma della spesa condotta da: imprese private, università ed enti governativi. La spesa condotta dalle imprese è senza dubbio il fattore principale che alimenta la spesa totale, in tutti i Paesi oggetto di analisi (solo l’India presenta una situazione leggermente diversa). È quindi corretto dire che la maggior parte della R&S avvenga su iniziativa del settore privato.

A questo punto, viene spontaneo chiedersi quali siano le misure più efficaci che i governi possano adottare per supportare il settore privato nelle attività di R&S. Gli strumenti a disposizione del governo si distinguono in strumenti di supporto diretto (ad esempio la concessione di sovvenzioni) e indiretto (incentivi fiscali). Negli ultimi anni, il crescente supporto pubblico all’attività di R&S delle imprese private è stato guidato più dagli incentivi fiscali che dal finanziamento diretto tramite sovvenzioni.

L’analisi condotta considera la spesa in attività di R&S – misurata appunto attraverso la somma della spesa condotta da imprese, università ed enti governativi – come input e i brevetti PCT (tramite i quali viene richiesta la protezione internazionale dell’invenzione) come output, con lo scopo di determinare quali fattori guidino effettivamente l’innovazione.

Più precisamente, oltre alla spesa in R&S, sono stati considerati tra gli input anche altri indicatori potenzialmente influenti sul numero di brevetti prodotti, tra cui la spesa di ciascun Paese nel proprio sistema educativo e la tassazione applicata sull’inquinamento ambientale. A livello di output, i brevetti PCT sono considerati come approssimazione dell’innovazione. In altre parole, si cerca di determinare quali di questi fattori dovrebbero essere incentivati dai governi al fine di favorire l’innovazione tecnologica.

Sono stati presi in considerazione 39 Paesi, di cui 34 dell’area OCSE e 5 grandi economie non-OCSE. I dati osservati riguardano il periodo che va dal 2000 al 2018. Tutti gli indicatori menzionati sono misurati in percentuale al PIL (ad eccezione dei brevetti).

I dati sui brevetti sono stati ampiamente utilizzati dalla letteratura scientifica come indicatori dell’innovazione tecnologica. Questo è dovuto alla buona disponibilità di dati raccolti in modo omogeneo (gli standard per richiedere un brevetto PCT sono gli stessi in tutto il mondo). Ci sono chiaramente alcune limitazioni (Scherer, 1983 e Grilichies, 1990):
• eterogeneo valore commerciale dei brevetti
• mancanza di informazioni sulle innovazioni non brevettate
• differente propensione a brevettare le innovazioni nei diversi settori industriali.
Detto ciò, è stato verificato il rapporto di correlazione positiva tra spesa in R&S e brevetti prodotti (Dosi e Nelson, 2010).

L’analisi è stata divisa in due parti: la prima parte considera tutti i 39 Paesi come un unico gruppo di osservazione, in modo da fornire una prospettiva internazionale. Nella seconda parte i 39 Paesi vengono suddivisi in 7 macro gruppi, raggruppati secondo logiche di vicinanza geografica e culturale, oltre che sulla base di simili fondamentali macroeconomici.

Come preventivato, la spesa delle imprese in R&S risulta uno dei principali fattori per la produzione di brevetti. Nonostante ciò, gli incentivi fiscali alla R&S sembrano non essere significativi né a livello internazionale, né per la maggior parte dei gruppi di Paesi analizzati. Infatti, sembrano avere un impatto significativo solo nei Paesi dell’Europa Continentale.
Dati questi risultati, i governi dovrebbero trovare altre strade per supportare in modo efficace l’attività di R&S privata. Intuitivamente, una prima soluzione potrebbe consistere nella diminuzione della tassazione sulle imprese: una larga parte della letteratura scientifica infatti afferma che le decisioni riguardo la localizzazione delle attività di R&S siano influenzate dalle tasse sul reddito d’impresa. Certamente, queste decisioni non dipendono solo dalla tassazione vigente in un Paese, ma anche dalla protezione della proprietà intellettuale e dal suo sviluppo tecnologico.

Un’altra soluzione consiste nell’adozione di politiche e incentivi focalizzati sul supporto di quelle imprese che pianificano un’attività di innovazione costante nel tempo, anziché incoraggiare spese una tantum. Infatti, chi pianifica una strategia di R&S costante tende a mantenere nel tempo la propria leadership innovativa. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto investendo nel sistema educativo, per stimolare l’offerta di lavoratori qualificati.

L’analisi enfatizza anche l’importanza di altri due indicatori economici nel determinare il numero di brevetti prodotti: il PIL e l’attività di R&S condotta dalle università. Quest’ultimo fattore sembra avere particolare rilevanza per i Paesi dell’Europa Mediterranea e per i Paesi Asiatici. Le tasse sull’inquinamento ambientale mostrano un impatto significativo sui brevetti per alcuni gruppi di Paesi. Come ci si poteva attendere, il loro coefficiente è negativo: ciò significa che limitare lo sfruttamento ambientale in un certo senso riduce l’attività innovativa.

Nonostante le limitazioni dell’analisi, la speranza è che questa possa considerarsi un piccolissimo passo in avanti nella comprensione delle dinamiche che guidano l’innovazione.




Carlo Sargenti